2014 / Domenica 8 Giugno

Domenica 8 giugno

Domenica di Pentecoste

Il Vangelo di Giovanni contiene cinque promesse fatte da Gesù agli apostoli, riguardo alla presenza e all‘opera dello Spirito Santo nella Chiesa.
1. La prima promessa suona così: «Io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Paraclito, perché rimanga tra voi per sempre: lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,16-17). Iniziando con una nitida formula trinitaria (io, il Padre, il Paraclito), Gesù promette un altro se stesso (cf 1 Gv 2,1), perché sia nell‘intimo dei discepoli («in voi») senza limiti di tempo («per sempre»), e li aiuti a crescere in quella verità che Gesù ha loro insegnato e che è Lui stesso.
2. Dopo la solenne promessa della presenza del Padre e del Figlio nel credente, Gesù assicura: «Noi verremo a lui, e prenderemo dimora presso di lui» (14,23). E completa: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (14,26). Lo Spirito si presenta come il maestro nella Chiesa, che la guida «alla verità tutta intera» (16,13). Quando Giovanni scriveva queste parole, lo Spirito aveva già svolto un bel po‘ di questa sua attività di ricordo e di penetrazione (cf 2,22; 12,16), e aveva già fatto superare alla Chiesa i pericoli delle prime eresie.
3. La terza promessa parla della testimonianza nei riguardi di Gesù, sia da parte dello Spirito Santo che dei discepoli: «Egli mi renderà testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio» (Gv 15,26). Continua così nel nostro tempo ciò che era avvenuto nel periodo apostolico: «Di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo» (At 5,32).
4. La quarta promessa presenta lo Spirito Santo come l‘accusatore del mondo che non ha voluto credere in Cristo, capovolgendo il processo che fu istituito contro Gesù: non è più lui il condannato, ma il mondo (Gv 16,5-11).
5. La quinta promessa riguarda lo Spirito che guida la Chiesa nella verità tutta intera, e glorifica Gesù mediante i discepoli e nel corso della storia (Gv 16,12-15).
In questi testi lo Spirito Santo non solo è intimamente unito a Gesù, ma lo è anche con i redenti da Gesù, noi incamminati verso la verità e la salvezza. Diventa per loro possibile l‘adorazione al Padre in Spirito e verità, e diventano efficaci il battesimo, l‘eucaristia, la remissione dei peccati. 
Così noi cristiani su questa terra possiamo percorrere le vie maestre che portano all‘incontro con il Padre, mediante il Figlio, nello Spirito Santo.
(Da "All’altare di Dio" - Enzo Bianco - ©Elledici)




Il tempo ed il significato della Pentecoste

La Pentecoste è una festività mobile nel senso che è legata alla data in cui cade la Pasqua e conclude i cinquanta giorni sacri che vanno dalla Resurrezione alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.
La festa di Pentecoste che oggi celebriamo, affonda le sue radici in una festa ebraica, la Shavuot (Pentecoste o festa delle settimane).
Le due feste che vanno sotto lo stesso nome presentano analogie e differenze.
In occasione della festa della Pentecoste l'ebraismo ricorda la consegna della legge di Dio al suo popolo,  mentre la Pentecoste cristiana è il dono della Legge Nuova (Torah), scritta nel cuore degli uomini, che è lo Spirito Santo.

La Pentecoste Ebraica o  Shavuot
Questa festa, la Shavuot, cade sette settimane dopo la festa degli Azzimi, in questa occasione gli ebrei ringraziavano il Signore per il raccolto del frumento.
In seguito questa ricorrenza venne collegata con il ricordo dell’Alleanza del Sinai, quando Mosè vide un arbusto che bruciava e che non si consumava mai e ricevette la tavola dei comandamenti.
Secondo gli Ebrei, la fiamma e la voce di Dio sul Monte Sinai si divise in settanta lingue di fuoco affinché tutti i popoli avessero potuto capirla; anticamente si credeva che i popoli presenti sulla terra fossero 70.

La Pentecoste Cristiana
La Pentecoste cristiana è l’ultima tappa della storia della salvezza che porta a compimento il grande progetto di Dio Padre sull’umanità attraverso il dono dello Spirito Santo. 
Secondo gli Atti degli Apostoli anche in questo giorno Dio si rivela attraverso il fuoco: mentre gli Apostoli sono riuniti insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo per festeggiare la Pentecoste, un vento impetuoso attraversa la stanza, si sente il fragore di un tuono e lingue di fuoco si posano sul capo dei presenti donando loro la capacità di parlare tutte le lingue del mondo.

La Pentecoste e il significato dello Spirito Santo
Lo Spirito Santo, la terza persona della Trinità, scese sui presenti in forma di lingue di fuoco ed essi furono infusi dallo Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, affinché fossero in grado di riunire nell’unica fede tutti i popoli presenti sulla terra.
Il passo degli Atti degli Apostoli, scritti dall’evangelista Luca in un greco, prosegue con la narrazione della prima predicazione dell’apostolo Pietro, che unitamente a Paolo, narrato nei capitoli successivi, aprono il cristianesimo all’orizzonte universale, sottolineando l’unità e la cattolicità della fede cristiana, dono dello Spirito Santo.

I Doni dello  Spirito Santo
L’insegnamento tradizionale del Catechismo Cattolico, seguendo un testo di Isaia, enumera sette doni particolari: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio.
Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima.
L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.
Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica.
Insieme però, avviene la rivelazione della ‘personalità’ e della ‘divinità’ dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità.



Una domanda a Dio

«Entra – mi disse Dio –. Così, vuoi intervistarmi? ».
«Beh... – gli risposi – se hai tempo».
Dio sorrise: « Il mio tempo si chiama eternità...
Cosa volevi chiedermi?».
Con ritrovata fiducia a questa piena disponibilità di Dio, chiesi: «niente di nuovo o che sia difficile per te: cosa ti stupisce di più degli uomini?».
E Dio, sempre sorridendo: «Che gli uomini si annoiano ad essere bambini:
    ✓    non vedono l'ora di crescere e poi vorrebbero tornare bambini;
    ✓    che prima perdono la salute per ottenere denaro e poi perdono
il denaro per riavere la salute;
    ✓    che pensando con ansia al futuro, trascurano il momento presente, così non vivono né il presente né il futuro;
    ✓    che vivono come se non dovessero morire e muoiono come se non avessero vissuto.
E pensare che io...».

Dio con gli occhi pieni di lacrime e la voce rotta smise di parlare.

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