Parrocchia / Storia

STORIA

UN PO' DI STORIA

30  novembre 1977: inaugurazione della chiesetta prefabbricata: la baracca.
Nel 1978 abbiamo completato gli arredi sacri (formelle in legno per l’altare, l’ambone e il tabernacolo scolpiti da Antonio Monica).

30 novembre 1982: posa della prima pietra.
La prima pietra è simbolo di Cristo pietra angolare tuttora visibile collocata ai piedi dell’altare: prima pietra = alfa (principio).
Con la posa della prima pietra si è voluto sottolineare come noi tutti siamo chiamati a diventare pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale.

30 novembre 1984
: con l’intervento del vescovo mons. Benito Cocchi in occasione delle festa di Sant’Andrea, dopo la Santa Messa inaugurazione della casa parrocchiale partendo dalla chiesetta prefabbricata con una fiaccolata che ha accompagnato i fedeli nella nuova abitazione del parroco, nei luoghi di formazione e di ricreazione dei giovani. Una casa che permetterà agli abitanti dei quartieri Cinghio, Bandini e Calzetti e l’antico paese di Antognano di usufruire finalmente di alcuni locali per potersi ritrovare e diventare famiglia unita.
In nome del nostro santo Patrono Andrea ha avuto inizio un cammino ecumenico tra la Chiesa ortodossa e la nostra Chiesa. Don Sargenti con al seguito 43 parrocchiani, dal 21 al 27  aprile 1985, si è recato a Patrasso (Grecia) portando in parrocchia la terra proveniente dal luogo in cui fu imprigionato Sant’Andrea prima di venire martirizzato e il pane preparato durante la liturgia ortodossa donatoci dal Pope segno della comunione nel corpo di Cristo il quale soltanto può portarci all’unità.

25 settembre 1985
: durante il consiglio pastorale l’assemblea delibera all’unanimità che l’ente parrocchia diventerà il nuovo complesso di Via Berzioli, mentre la struttura di Antognano diverrà a servizio dell’ente giuridico parrocchia.
Nella serata presentazione dell’icona dei Santi Andrea e Pietro dipinta dai monaci benedettini di Agrano, sul lago d’Orta. Andrea e Pietro nell’abbraccio fraterno sono segno che unisce e affratella, la chiesa orientale a quella occidentale.

30 novembre 1985: ( con la benedizione e posa dell’ultima pietra, in pietra di Sarnico, nella chiave di volta del portone di Sant’Andrea). In forza degli impegni battesimali vissuti ogni giorno con fede, speranza e carità, usavano congiunti con Cristo agnello pasquale. L’ha scolpita lo scultore Nino Medici di Ramiola: davanti reca la croce di Sant’Andrea, sormontata dal simbolo che i primi cristiani usavamo per indicare Cristo. Nell’interno è scolpito l’agnello pasquale che immette nella Gerusalemme celeste. Cristo è l’ultima pietra della grande costruzione spirituale, Lui l’alfa e l’omega, il principio e la fine.
La reliquia di Sant’Andrea apparteneva ad un reliquiario del papa Pio VII eletto in conclave a Venezia. Contiene un frammento del santo capo di Sant’Andrea, donata alla nostra comunità da Dom Andrea Cardin della chiesa benedettina di San Giorgio a Venezia.
La reliquia di San Pietro, proveniente dalla chiesa di Antognano, è circondata da altri frammenti degli 11 apostoli escluso San Giovanni. Sant’Andrea è sostituito da San Paolo. La preziosa reliquia porta il sigillo di un vescovo di Parma, probabilmente del 1700.

25 ottobre 1986: dedicazione della nuova Chiesa di Sant’Andrea.
Intensa giornata di fede e di ecumenismo per la cerimonia della dedicazione. Il tempio indica la presenza di Dio fra gli uomini; la chiesa edificio è segno visibile dell’unico vero tempio che è il corpo di Cristo. L’Altare, figura di Cristo – ara – sacerdote e vittima del proprio sacrificio ed insieme mensa attorno alla quale si raccoglie il popolo di Dio per nutrirsi.
La delegazione ortodossa di Patrasso città dove Sant’Andrea ha vissuto i suoi ultimi anni, ha donato una magnifica icona del santo patrono. A guidare la delegazione il pope Filippo con la moglie ed uno dei suoi 9 figli (Andrea) più il diacono. Il pope fu al centro di un episodio di grande rilevanza nel dialogo fra cattolici ed ortodossi: nel 1964, infatti, Paolo VI restituì al Pope Filippo il prezioso reliquiario contenente la testa di Sant’Andrea apostolo. Era presente Papas Sotir Perran (Perrara?) vicario della eparchia di Piana degli Albanesi, diocesi cattolica di rito ortodosso che interverrà al grande incontro di preghiera ad Assisi del Papa con tutti i rappresentanti delle varie religioni del mondo.
Le quattro croci ai quattro punti cardinali della chiesa vengono unte dopo aver unto l’altare: Cristo l’unto di Dio salva tutte le realtà, tutto il mondo. Le 4 piccole croci siamo noi che riceviamo un’ulteriore crismazione, adulti mandati per annunciare.
L’ambone fatto a vasca a sepolcro è svasato, massiccio, basso da cui si innalza la persona che proclama la parola; l’ambone è la mensa della Parola di Dio, luogo in cui si annuncia il Risorto.
Portacero: il basamento in pietra di Sarnico. Alla base c’è il basamento grande e poi si innalza il basamento più piccolo. Una specie di fronda continua che va lungo tutto il portacero: simboleggia l’albero della vita. Sull’albero della vita c’è un uomo che vive e in Cristo risorto viene salvato con il sole la luna e le stelle. Alfa e omega come simbolo che questo cero pasquale è Cristo risorto; l’ultima parte è la città di Dio, la Gerusalemme celeste. C’è una porta aperta verso il mondo e 12 torri, simbolo della Gerusalemme Celeste che sono i 12 apostoli, come dice l’Apocalisse.
Fonte battesimale: i ragazzi della parrocchia al mare hanno raccolto i sassi con i quali è stato realizzato il selciato attorno al fonte battesimale a significare che il battesimo redime a livello universale.  
 
30 novembre 1986: festa di Sant’Andrea apostolo. Vetrate opera di Carlo Mattioli.
Ad appena un mese dalla dedicazione della chiesa durante la concelebrazione presieduta dal vicario generale di Parma, Mons. Franco Grisenti, saranno inaugurate le due artistiche vetrate. La grande cascata che incombe sul fonte battesimale, materializza una cascata che irrompe scrosciando. Dal profilo alto del cielo la luce si rinfrange, si distende nel precipitare impetuoso dell’acqua tra le rocce brune e la terra muscosa, proiettandosi in basso sui ciottoli della battigia marina della pavimentazione e sulle pietre sbozzate del fonte. E’ un flusso potente di energia e di vita segno dell’azione salvifica di Cristo, presente nella chiesa madre attraverso il battesimo.
Nella campata in corrispondenza del tabernacolo nove piccole vetrate distinte compongono un’unica immagine: l’albero della vita che da’ frutti e il campo di grano. Il Cristo radicato nella storia tra le messi lussureggianti della sua chiesa, è presente fino alla fine del mondo.
Il tabernacolo dell’aula assembleare, è opera di Antonio Monica. Sulla colonna del tabernacolo in pietra serena, l’artista colloca una cupoletta in legno scolpito che , come una medaglia commemorativa, presenta due facciate di notevole valore. La parte interna è scavata da profonde scanalature ad imitazione della concavità delle conchiglie marine. l’involucro esterno seguendo la simbologia cristiana, è naturalisticamente definito dall’unione dei pani e dei pesci. I pesci adagiati l’uno sull’altro sembrano uscire dall’acqua ed animarsi.

12 aprile 1987: Inaugurazione delle ultime vetrate e del crocifisso di Mattioli.
Le vetrate artistiche raffigurano un volo di bianche colombe che volano verso l’eucarestia, quale simbolo del popolo di Dio che va verso Cristo. Un’altra piccola lunetta riporta invece la croce di Sant’Andrea con il sole e la luna, simbolo della testimonianza cristiana.  Il crocifisso dipinto su legno alto 3 metri e 50 è dono personale del pittore Mattioli. E’ posto nella parete a destra della chiesa vicino ad una statua in legno della Madonna addolorata del 1700.

Luglio 1987: due sculture in legno di Pietro e Maria provenienti da Macugnaga.

30 novembre 1987: inaugurazione della cappella feriale e dell’aula della riconciliazione con la Via crucis opera di Antonio Monica che animato da un’appassionata dedizione nel mestiere, nell’arco di due anni è riuscito a scolpire su ampie tavole di legno di noce le 14 stazioni della via crucis.
Aula della riconciliazione: si passa dal peccato alla luce, ecco perché il corridoio è poco illuminato, rappresenta il cammino lungo quotidiano, cammino alla luce del Signore per scoprire il senso comunitario che avevamo perso. Cristo risorto è presente nell’aula quadrata. La riconciliazione sarà con Cristo e con la chiesa.
Nell’aula della riconciliazione è collocato un quadro del 1600 che ci è stato dato dalla parrocchia di S. Alessandro. E’ la Madonna del rosario che sorregge Gesù con il rosario in mano; ai piedi S. Domenico e Santa Caterina attorno i quindici misteri: da sinistra cinque gaudiosi, cinque dolorosi e cinque gloriosi.

25 ottobre 1988: durante la celebrazione è stata scoperta l’icona della Dormizione dipinta per la nostra comunità dalle Monache Clarisse di Genova.

30 novembre 1988: il Vescovo Mons. Benito Cocchi amministrerà la S. Cresima ai ragazzi della parrocchia e benedirà nell’aula della riconciliazione l’altorilievo in terracotta del Cristo Risorto di Antonio Monica a completamento della Via Crucis. E’ di oltre un metro di altezza, l’ampio arco delle braccia aperte, il volto illuminato da un lieve sorriso, le vesti gonfiate dal vento imprimono un moto ascensionale alla figura sospesa nel vuoto.
All’ingresso sotto il campanile, Cristo Risorto dono della comunità parrocchiale di S. Paolo in Parma è di Angelo Massacra in arte Arcassam de Modignan scultore e pittore naif nato a Modignano proveniente dall’accademia di Brera e vincitore di numerosi concorsi.

13 e 27 novembre 1988: benedizione degli alberi aceri da sinistra, uscendo dalla chiesa, Pietro, Michele, Gabriele, Raffaele, Bernardo, Ilario.

3 dicembre 1988: inaugurazione chiesetta prefabbricata in legno al Cinghio Sud dove ogni sabato verrà celebrata la S. Messa prefestiva. Un’altra chiesa che si aggiunge anche alla settecentesca chiesa madre di Antognano. E’ così che Don Raffaele Sargenti svolge il suo ministero sacerdotale portando la sua preparazione culturale, la sua apertura ai problemi della comunità, il suo entusiasmo e la sua fede nelle nostre case.

19 marzo 1989: nella chiesa di S. Andrea inaugurazione del pellicano di Mattioli. Nel chiostro posto ai lati della cappella feriale è collocato il pellicano di Mattioli quale simbolo del sacrificio di Cristo sulla croce. Il pellicano, secondo la leggenda, nutre i suoi piccoli con il proprio sangue, dopo essersi lacerato il petto con il becco. Un’immagine che è stata poi assunta dalla cristianità per simboleggiare la Redenzione dell’umanità tramite il sangue versato da Cristo.

25 ottobre 1990: le nuove campane. Il concerto di campane è stato realizzato grazie all’interessamento di alcuni credenti della comunità. Essi intendono così proporre alla comunità un segno tintinnante che infonda gioia, armonia, senso di festa in tutti. Tale concerto composto da sei campane, è stato fornito dall’antica ditta Capanni (specializzata nel settore). Dal 26 ottobre il nostro campanile ospita sette campane: la settima (Maria Dolens) è stata fusa nel 1830 e suonava già sul pennone della chiesetta prefabbricata.

30 novembre 1990: inaugurazione della porta di bronzo opera dello scultore Antonio Monica che ha scolpito il martirio di S. Andrea. Dei due pannelli, uno illustra il tormento del santo sul patibolo. L’altro simboleggia “la chiamata di Cristo” e “io vi farò pescatori di anime”. Alla base dei pannelli, sono posti i simboli del pane e dei pesci.

30 novembre 1993: benedizione del portale della chiesa. La composizione bronzea raffigura nell’ordine i simboli dei quattro evangelisti: S. Giovanni, S. Luca, S. Matteo e S. Marco separati dalla scritta in caratteri romani “ego sum ostium”. Giovanni è simboleggiato dall’aquila, Luca dal vitello, Matteo nell’uomo (poiché inizia il suo vangelo con la genealogia di Cristo), Marco nel leone. Le altre dodici formelle in bronzo sono splendide diamantature quadrate, poste attorno al Cristo, porta delle pecore. Rimandano alle dodici colonne della chiesa: gli apostoli.

30 novembre 1994: un labirinto nel sagrato della nostra chiesa parrocchiale opera di Nino Medici inaugurato il 30 novembre e completato nel 1995. Realizzato in autobloccanti grigi e rosa ed in serpentino verde del Guatemala. Si ispira ai labirinti della Francia e della Germania settentrionale. Perché un labirinto nel sagrato? Perché – come immagine del mondo – è luogo di incontro tra tutti, credenti e non: rappresenta il faticoso cammino di ogni persona, del mondo, della vita di tutti. Perché il labirinto – visto come mondo di peccato – richiama alla purificazione lunga e paziente, attraverso i vari meandri, verso la casa del Signore ed il suo amore di perdono. Perché – la via della redenzione – è una via di croce, di sacrificio, molto lunga, tortuosa, non priva di incognite. Perché il labirinto – è simbolo di Pasqua – di passaggio per mezzo degli elementi primordiali, aria, acqua, terra e fuoco verso l’incontro con il nostro Signore Gesù Cristo. La scultura centrale, appunto, ricapitolerà in sé ogni cosa: la sua è salvezza e personale, e cosmica e universale. Perché il nostro labirinto – a forma ottagonale – rimanda al numero otto (l’ottavo giorno) pasqua settimanale.

13 maggio 1996: intitolazione della chiesetta prefabbricata del Cinghio Sud al Beato Guido Maria Conforti che ha esercitato il ministero pastorale dal 1889 al 1890 all’età di 24 anni nella nostra parrocchia. La celebrazione inizia dalla chiesa di Antognano dove verrà scoperta di una lapide a ricordo poi la processione presieduta dal Vescovo Mons. Cocchi proseguirà con le fiaccole fino alla chiesa prefabbricata posta al Cinghio Sud. Durante la processione verrà portata una reliquia del beato Conforti la quale sarà posta nella chiesa che verrà quindi a lui intitolata.

25 ottobre 1999: nel tredicesimo anniversario della dedicazione della chiesa, l’auditorium parrocchiale è stato arricchito da una grande trompe l’oil, dipinto su sette pannelli, complessivamente di dieci metri e sessanta centimetri di larghezza e due metri e venti centimetri di altezza opera di Luca Manini. La grande composizione realizza a tempera acrilica racconta, in una esplosione di colori, aria, acqua, terra e fuoco i quattro elementi della natura che si riallacciano al labirinto di Nino Medici.

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